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Venerdì, sabato, domenica |
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The problem is not that there are problems. The problem is expecting otherwise and thinking that having problems is a problem.
Theodore Rubin
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mercoledì, 01 ottobre 2008
Vi ho mai raccontato di quella volta che per errore ho invitato 40 persone a un pranzo per il mio compleanno?
Me ne stavo seduta in uff..ehm, a casa, cazzeggiando allegramente in chat con un caro amico di Napoli, che non vedevo da 3 anni. Lui mi disse che sarebbe venuto a Milano con altri due cari amici verso la fine di settembre e lì, ebbi l’illuminazione: “Perchè non venite la settimana dopo, visto che il 4 ottobre è il mio compleanno, così venite alla mia festa!”. Lui disse ok, ci penso.
Nel pomeriggio mandai un’email al 70% delle persone che conosco e invitai tutti per domenica 5 in una cascina in mezzo a un bosco di proprietà familiare, per un pranzo a base di polenta e burolle*. Un pranzo, capito, non una merenda o un after-drink, un pranzo a mezzogiorno! Poi feci la stessa cosa su Facebook e mandai un bel po’ di sms e di passaparola.
Non so che cosa mi era preso, ma avevo un istinto megalomene quel pomeriggio, tanto, pensavo, la selezione si farà da se’, ne inviti 100 e poi vengono in 15...
Il giorno dopo i miei amici di Napoli, bidonari per natura, mi scrissero “Ok, siamo in 4”.
E si moltiplicarono le email di conferma, fino a ritrovarmi con 35 persone per pranzo e un numero indefinito nel pomeriggio. Il pomeriggio non abbisognava di prenotazione, pertanto “Yuhu, ma sì, dai passa su al pomeriggio”.
A un certo punto mi resi conto dei problemi logistici/tecnici/economici che la festa implicava:
L’ansia mi assalì e per un paio di notti non riuscii a dormire.
Le opzioni erano due: far finta di nulla e non farmi più viva, sperando che tutti si dimenticassero di quella data oppure inventarmi qualcosa, tanto avevo un mese di tempo.
Pensai pensai pensai e dopo vari consulti, preparai un menù degno, ma facile, anche perchè fatto per metà da mia madre.
La domenica prima cucinai 4 teglie di parmigiana, che era l’unica cosa che sapevo fare quando anni prima, avevo condotto tre anni della mia vita da casalinga disperata. Iniziai a friggere melanzane alle 10 del mattino e finii alle 5 del pomeriggio, quando arrivò la mia amica G. per farmi assaggiare la torta di frutta che aveva fatto come prova per la domenica dopo - semplicemente divina -.
Durante la settimana comprai decine di bottiglie di vino, bibite, amari, grappe e il bailey’s - perchè a me piace il bailey’s - tutto ovviamente con la carta di credito. Al mercoledì sera preparai 3 strudel, al venerdì sera andai dal parrucchiere, al sabato mattina sbattei venti uova per 4 teglie di tiramisu, al sabato pomeriggio preparai gli stuzzichini e andai a ritirare il salame e gli affettati gentilmente offerti da mammà, e portai il tutto alla cascina che distava 20-chilometri-venti da casa mia e feci la polvere e aiutata dal papy montai una panca, che qualche posto a sedere in più ci vuole sempre.
Il sabato sera feci un prefesteggiamento ubriacandomi con mezzo bicchiere di prosecco al buffet gratuito di una mostra, tanta era la stanchezza. La domenica mattina preparai una bacinella enorme di crema di gorgonzola da mangiare col sedano, andai a comprare il pane, caricai la macchina con tutte le altre cose che mi ero dimenticata e andai alla cascina, sperando che le mappe che avevo inviato via email fossero comprensibili, altrimenti nessuno avrebbe avuto la possibilità di raggiungere quel bosco, visto che il cellulare non prendeva!
Mia cugina gentilmente andò in missione a casa mia a ritirare gli arrosti e la polenta calda fatta da mia madre in un paiolo della circonferenza di un metro e mezzo, che sarebbe stata mangiata da decine di milanesi trapiantati che non sapevano che le castagne cadevano dagli alberi dentro a un riccio.
Come andò la festa?
...Ve lo dirò lunedì prossimo...
*Caldarroste in dialetto bergamasco italianizzato.
scritto da Bellailee |
MSN/skype: Bellaile - ladida_ladida@hotmail.com
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