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The problem is not that there are problems. The problem is expecting otherwise and thinking that having problems is a problem.
Theodore Rubin
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venerdì, 30 novembre 2007 Scorci indonesiani - parte 3 - Un indonvino mi disse ...
A Surabaya le cuginette indonesiane ci portano da un indovino. Non somigliava molto all'oracolo di Delfi o a mago Merlino, come mi immaginavo, a dir la verità non mi ricordo nemmeno la sua faccia, talmente era normale, così normale che continuavano a squillargli i due cellulari-due e lui bellamente rispondeva urlando. Sono entrata per prima e un po' in fretta, quindi, solo distrattamente mi sono ricordata che era un momento importante e finalmente anche io ero davanti a un indovino asiatico, proprio come Terzani, anche io adesso avevo la mia occasione di modificare il futuro, eh sì, le predizioni non è detto che si avverino, servono al massimo a sapere cosa non fare, per esempio non prendere aerei nel 1993. Io mi devo sposare. Alla svelta eh, niente fidanzamenti lunghi, prendere quello che passa il convento, ha detto l'indovino. Poi con il kris, il pugnale malesiano ha fatto un sortilegio. Morale: ci vuole un miracolo per trovarmi un marito. PS: Ma se un indovino ti dice che va tutto bene e che i problemi te li crei tu stessa, è una cosa positiva o negativa?!?!? scritto da Bellailee martedì, 27 novembre 2007 La mia droga si chiama Julie ... Questa volta non dirò quant'è figo Jean-Paul Belmondo in questo film, perchè Jean-Paul Belmondo non mi piace, ma dirò che la mia amica Lucia assomiglia parecchio a Catherine Deneuve! La storia parla di un uomo-zerbino: Louis ha ordinato una moglie per posta, ma Julie, che in realtà si chiama Marion, la uccide, poi sposa Louis, lo deruba di tutti i suoi averi e sparisce. Ma lui la ama. Allora la cerca, la trova, lei tenta di ucciderlo nel più subdolo dei modi, avvelenandolo a poco a poco, lui la scopre, la perdona, la ama ancora. Quanti uomini esistono disposti a strisciare così per una donna, a rinunciare alla propria dignità, principi e soldi pur di avere qualcuno accanto...patetici!! Ogni donna che si rispetti ne ha avuto almeno uno nel suo carnet, all'inizio magari fa comodo, ma poi che palle, che te ne fai di uno buono, che fa tutto quello che dici, ti tratta come una regina e ti regala gioielli? Molto meglio un bastardo qualunque che non fa un cazzo tutto il giorno, bestemmia e picchia i bambini!
La mia droga si chiama Julie, Francois Truffaut, 1969 scritto da Bellailee venerdì, 23 novembre 2007 Scorci indonesiani - parte 2 - Taxi Driver ... Tassista: Where are you from? Ile: Italy! scritto da Bellailee venerdì, 23 novembre 2007 Scorci indonesiani - parte 1 - Shopping a Bali ... Nel mercatino di non mi ricordo come si chiama, insomma a Bali, a un'oretta da Legian, abbiamo dovuto fare shopping per circa 5-6 ore ininterrotte. Siamo state trasportate lì in pulmino dai parenti Jakartesi e smollate in un villaggetto tutto fatto di negozi di artigianato-sarong-vestiti-borsettine-incensini-batik-gioiellini, insomma, la gioia del turista femmina...
Fare shopping a Bali non è cosa semplice: bisogna trattare e bisogna trattare mooooolto a lungo. Io non sono un tipo che tratta, soprattutto su merce che già costa pochissimo, mi scoccio subito, ma, dopo aver scoperto che i parenti indonesiani pagavano tutto 20-25,000 rupie e noi 200-250,000, ho imparato a tenere un po' più duro...insomma.A Bali mentre sei in spiaggia arrivano dai 10 a 30 venditori ambulanti, dipende da quanto tempo sei lì, quelli ti riconoscono e sanno già se hai comprato e che cosa: cappellini, occhiali da sole, sarong, braccialetti, massaggi, pedicure e manicure, frutta, oggettini inutili, insomma, qualsiasi cosa. Uno pensa che la roba in spiaggia costi di meno, così dopo un'ora di trattative porti via due collanine a 100,000 rupie, salvo poi scoprire che in qualsiasi negozio ne costano 20,000. Ma com'è possibile?!?! Lì, la merce nei negozi costa meno che dagli ambulanti nelle baracche o sulla spiaggia…mistero… Impossibile non comprare, gli ambulanti non si schiodano finchè non compri, e la cosa si aggrava perché quando ne arriva uno, ne arrivano subito altri 5 o 6 e se ne stanno tutti lì ad aspettare il loro turno. La cosa peggiore è che sono molto simpatici e si crea sempre un rapporto carino con loro, così, come fai a non comprare un’altra mollettina, un altro sarong, un'altra cazzata che non ti servirà mai nella vita e una volta tornata a casa scoprirai pure essersi rotta o essere talmente kitsch da risultare impossibile anche regalarla al peggiore dei colleghi!?!? Ps: Cari colleghi, tranquilli, i vostri regali non li ho comprati in spiaggia;-) PPs: Nella foto, facce sconvolte dopo lo shopping, in quasi tipiche pose da indonesiani fotografati. scritto da Bellailee giovedì, 22 novembre 2007 Febbre e delirio a Garlate ... E all'improvviso...febbre fu. Febbre continua, febbre che non scende mai, freddo gelido e caldo atroce, tachipirina e digiuno, nonostante una fame atavica, perchè tanto dormo sempre, svenire a qualsiasi ora in un sonno senza sogni e interruzioni, ma così delirante da parlare e rispondere a chi mi rivolge la parola mentre dormo e di questo non rimane alcun ricordo, fantastico, sensazione di perdita di controllo mai provata, qualche senso di colpa per il lavoro, qualche rammarico per non poter sfoggiare questa fantastica abbronzatura, certo, ma che ci posso fare, malata sono, uff. scritto da Bellailee lunedì, 19 novembre 2007 And now I'm back ... Sono in piedi dalle 5.30, dopo aver dormito 13 ore di seguito.
In Indonesia non ho praticamente mai sognato, anche perché il sonno era sempre abbastanza frammentario, tra rane, gechi canterini, zanzare e gatti in calore, invece, stanotte, la mia prima notte garlatese, sepolta da mille coperte per combattere lo sbalzo di 25 gradi tra Bali e Lecco, ho sognato che ero su un’isola tropicale meravigliosa e tutto era bello, solo che gli abitanti non ci avrebbero lasciati andare via. Era come una regola non scritta, non si poteva scappare da lì.
E invece nella vita vera la vacanza è finita…è stato una specie di inter-rail dell’Indonesia, solo fatto in aereo. Così bello e frastornante che non so da che parte iniziare…
Potrei dire della frutta sconosciuta e divina che mangiavamo a colazione, o di quanto sono buoni tempé, banana e tapioca fritta vendute nei baracchini di Jakarta, oppure di quella volta che abbiamo passato 72 ore in un centro commerciale a Surabaya, il più grande del sud-est asiatico, anzi no, potrei raccontare delle 2 proposte di matrimonio ricevute, o di quando mi sono ustionata sotto il sole di Legian e mi scottavano anche le mani, o magari del matrimonio a Bali, vestite con un sari indiano e coi fuochi d’artificio, o meglio ancora dei riti con le bacchette in un tempio cinese per conoscere il futuro, o della mazzetta salata che ho dovuto dare a un impiegato corrotto per lasciarmi portare i miei 50 chili di bagaglio in Italia…
Potrei forse invece descrivere gli indonesiani, gentili e sorridenti, ma totalmente inaffidabili, dire di come fossero sconvolti dai miei capelli e dal mio naso, o della fobia del sole che hanno, per cui girano con cappelloni, camicioni e guanti per non abbronzarsi e si coprono di creme sbiancanti, potrei parlare della foresta delle scimmie, della manicure coi fiorellini che ho fatto in spiaggia, del traffico pazzesco delle grandi città, 2 ore e mezzo di coda per fare 50 km (a proposito, lì tutti viaggiano in suv della Toyota dello stesso colore metallizzato e con l’autista), o magari dire che tutti hanno anche due o tre serve in casa che si inchinano quando ti passano davanti per non impedirti la vista, o perché no, dire delle stupende passeggiate sulla battigia tra Kuta e Seminyak a raccogliere conchiglie, wow, oppure potrei lasciar perdere tutto e concentrarmi solo su quello che mi ha detto l’indovino col kris: l’anno prossimo mi sposo.
scritto da Bellailee |
MSN/skype: Bellaile - ladida_ladida@hotmail.com
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